OSTEOPOROSI

L’osteoporosi è una condizione caratterizzata dalla riduzione della resistenza ossea, con conseguente aumento del rischio di fratture, cioè di rottura delle ossa. Si stima che in Italia ne siano colpiti quasi 5 milioni di persone, in gran parte donne. Anche a livello mondiale i dati sono drammatici, si stima infatti che si verifichi una frattura di femore, polso o vertebra ogni 3 secondi.Uno sviluppo osseo non ottimale nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza può impedire il raggiungimento del picco di massa ossea ideale. Di fatto il picco di massa ossea raggiunto durante lo sviluppo è un fattore importante nel determinare il rischio di osteoporosi nel corso degli anni successivi.I soggetti che affrontano l’invecchiamento con maggiori riserve ossee (picchi di massa ossea più alti) hanno meno probabilità di andare incontro all’osteoporosi quando inizia il processo di perdita ossea per via dell’età, della menopausa o di altri fattori.Un programma di trattamento completo dell’osteoporosi prevede e include

  • attenzione alla dieta,
  • pratica regolare di attività fisica
  • gestione degli aspetti di sicurezza per prevenire cadute che potrebbero generare fratture.

In aggiunta, possono anche essere prescritti farmaci per

  • rallentare o interrompere la perdita di materiale osseo,
  • aumentarne la densità
  • e ridurre il rischio di fratture.

Attività fisica

L’esercizio è parte essenziale di un programma di trattamento dell’osteoporosi. L’attività fisica è necessaria per costruire e mantenere le ossa per tutta l’età adulta; l’allettamento prolungato determina imponenti perdite di minerale.

Ci sono dati a sostegno del fatto che le attività fisiche più adeguate per le ossa comprendono gli esercizi di resistenza o di forza. L’esercizio aiuta a mantenere o addirittura ad aumentare un po’ la densità ossea da adulti e, associato a introiti adeguati di calcio e vitamina D, aiuta a contenere le perdite ossee legate all’invecchiamento.

Nei soggetti con osteoporosi, vari tipi di esercizio hanno anche altri importanti benefici. Possono ridurre il rischio di cadere aumentando massa e forza muscolare e migliorando coordinazione ed equilibrio. Negli anziani, l’attività fisica aumenta anche le capacità funzionali e ritarda le perdite di autonomia.

Benché l’esercizio sia utile in chi è affetto da osteoporosi, le ossa non dovranno mai essere sottoposte a sforzi improvvisi o eccessivi. In caso di osteoporosi, bisognerà evitare esercizi con possibili impatti.

IL FITNESS METABOLICO

A cura di Rocco di Simone

Al giorno d’oggi, lo sport non può essere considerato solo il mezzo per curare il proprio aspetto fisico. La cura del proprio corpo è sì importante ma non può essere fine a se stessa. Al contrario, deve rappresentare uno strumento per trovare una sorta di equilibrio psico-fisico, guadagnare fiducia in se stessi e addirittura curare in modo naturale molti dei disturbi figli della vita moderna.
Ipertensione, diabete, sovrappeso, ipercolesterolemia sono sintomatologie diverse che spesso hanno origini comuni.   Il Fitness Metabolico è una possibile risposta a queste manifestazioni di disagio. Tramite un diverso approccio all’attività fisica, è infatti possibile lavorare per convivere con o addirittura debellare molte malattie, soprattutto quelle di origine metabolica.

Ogni individuo è unico ed insostituibile, non solo sotto il profilo umano ma anche dal punto di vista sportivo. È difficile trovare delle metodiche di allenamento standard, che abbiano quindi gli stessi risultati su qualsiasi soggetto campione. L’antropometria è l’insieme delle tecniche di misurazione che ha come obiettivo quello di identificare le differenze morfologiche che caratterizzano l’individuo e di classificarle in base a dei canoni ben precisi. Nonostante ci siano molte rappresentazioni in questo campo, la più semplice e allo stesso tempo accurata è sicuramente quella di Sheldon e Martiny. In base agli studi condotti sull’essere umano, questi due studiosi americani sono stati in grado di classificare i vari soggetti in tre grandi categorie:

  • Ectomorfo
  • Endomorfo
  • Mesomorfo

Il soggetto ectomorfo strutturalmente è un longilineo magro. È caratterizzato da arti lunghi, tronco corto, spalle e torace stretti. Ha una struttura muscolo-scheletrica non molto sviluppata ed un metabolismo molto veloce che a volte si trasforma in catabolismo; tende a bruciare tutte le energie prodotte dall’assimilazione degli alimenti in maniera velocissima.
I soggetti endomorfi sono invece dotati di una struttura massiccia e brevilinea che gli conferisce un ottima forza fisica, tutto l’opposto dell’ectomorfo. Gli arti sono brevi e muscolosi e le anche sono ampie rispetto alle spalle con una prevalenza di tessuto adiposo sul giro vita (brevitipo). Come si può facilmente immaginare, hanno una forte predisposizione ad ingrassare a causa del metabolismo lento.
Il mesomorfo può essere definito come una miscela positiva delle caratteristiche dei primi due biotipi, in sintesi si tratta di un soggetto atletico con una struttura fisica molto armonica (longitipo). Il metabolismo ottimale gli consente di mangiare di tutto in buone quantità senza l’assillo di ingrassare.
Ogni individuo rientra in una di queste categorie anche se spesso è più logico parlare di mescolanza dei diversi tipi con una caratteristica più spiccata rispetto alle altre. Nella maggior parte dei casi, i soggetti sofferenti di una delle patologie metaboliche hanno parecchi tratti vicini al tipo endomorfo. Le donne hanno un tipo di obesità a pera – con la parte superiore del corpo poco sviluppata e tessuto adiposo più concentrato su fianchi e cosce. Gli uomini invece hanno una quantità di grasso corporeo equamente distribuita su tutto il corpo con una maggiore concentrazione sul giro vita –grasso intra-viscerale- . Queste caratteristiche risultano più preoccupanti sotto il punto di vista cardio-circolatorio. L’obesità in questo caso è a mela.

pera-mela

In questi casi, un parametro di misurazione importante è la circonferenza della vita. Per le donne non bisognerebbe mai superare gli 80 cm mentre per gli uomini il consiglio è di rimanere al di sotto dei 94 cm.

Altri fattori importanti per quanto concerne i disturbi di origine metabolica sono:

  • Livello dei trigliceridi, se il test supera i 150 mg/dl aumenta il rischio cardiovascolare
  • Livello della glicemia, valori di sicurezza al di sotto di 110
  • Livello del colesterolo buono HDL, che protegge le arterie; di solito nei soggetti a rischio questo valore è molto basso

Il metabolismo e l’insieme delle reazioni chimiche che avvengono negli organismi viventi e permettono loro l’accrescimento e il mantenimento in vita; è costituito da due fasi:

  • Anabolismo “insieme delle reazioni di sintesi”
  • Catabolismo “insieme delle reazioni di distruzione

I due processi devono convivere in maniera bilanciata al fine di garantire il perfetto espletamento di tutte le reazioni chimiche all’interno del corpo.
I disturbi di origine metabolica hanno tutti come causa principale il cattivo funzionamento dei processi endogeni che regolano il metabolismo. I principali organi deputati all’espletamento di questi meccanismi sono, ad esempio, il fegato destinato alla sintesi e all’accumulo del glucosio, il pancreas adibito alla produzione di insulina e glucagone, la tiroide. Se uno di questi organi funziona male ecco che iniziano a scatenarsi una serie di disturbi che in principio sono lievi ma se non curati correttamente possono addirittura influenzare pesantemente la vita di un individuo. Le cause, oltre che in una predisposizione genetica sono da ricercarsi in uno stile di vita sbagliato. Fumo, alcol, eccesso di cibo, scarsa o nulla attività fisica sono tutti sintomi di una vita disordinata. In questi casi, una corretta terapia farmacologia può essere affiancata o addirittura sostituita da una buona attività fisica. Fare sport, mangiare sano, riposare a dovere ed affrontare la vita in maniera più calma è sicuramente una delle migliori cure possibili.

Alcuni consigli in breve:

  • Vita sana
  • Seguire un regime alimentare corretto (mangiando molta frutta e verdura)
  • Fare sport
  • Evitare tutte le situazioni altamente stressanti
  • Adottare uno stile di vita più dinamico facendo più movimento (es. preferire le scale all’ascensore, lasciare l’auto a casa per spostarsi a piedi o in bici.)

In questo contesto, il Fitness Metabolico occupa un posto fondamentale. Il diabete ad esempio è una delle patologie, che sempre più spesso colpisce entrambi i sessi. È legato soprattutto all’iperalimentazione e alla sedentarietà. È possibile distinguere un diabete di tipo I ed uno di tipo II. Nel primo caso, il pancreas non riesce a produrre la giusta quantità di insulina per la regolazione della glicemia mentre nel diabete di tipo II, la regolazione dell’insulina è giusta, il problema è legato alla resistenza delle cellule rispetto all’insulina stessa. Una regolare attività fisica è in grado di arginare i rischi legati al diabete e prevenire anche le possibili patologie cardiache a cui esso può portare. È naturale, che l’attività fisica di un diabetico piuttosto che di un iperteso, non potrà essere la stessa di una persona che non soffre di nessun disturbo di origine metabolica. Quello che maggiormente dovrà essere tenuto sotto controllo in questi casi è la frequenza cardiaca di lavoro. L’uso del cardio-frequenzimetro durante le attività aerobiche a basso impatto è in grado di assolvere a questo compito fondamentale. Il consiglio è di procedere con cautela, soprattutto se il soggetto rientra in palestra dopo un periodo di lunga inattività. Il ritmo cardiaco consigliato è compreso tra il 50-60% della FC Max. Solo la continua collaborazione tra istruttori – adeguatamente preparati in materia – e medici sarà in grado di stabilire un corretto protocollo di lavoro. Insieme ad una moderata attività cardio, potrà essere svolto un controllato lavoro con i sovraccarichi, utile per tonificare e ridurre il tessuto adiposo soprattutto sul giro vita. A completamento ottimale del lavoro, si potranno svolgere anche corsi di ginnastica dolce tipo Yoga o Pilates in grado di allenare insieme corpo e mente e donare a fine seduta una buona sensazione di benessere generale; il tutto allo scopo di allentare i livelli di stress a cui la vita moderna sottopone.
Nelle sindromi metaboliche più che in ogni altro caso, è doveroso ricordare che l’intervento dell’istruttore non può sostituirsi alla competenza del medico. In questi casi, le direttive cliniche debbono essere tracciate dal medico, cura dell’istruttore sarà quello di applicarle al meglio.

I principali intenti legati al Fitness Metabolico sono:

  • Svolgere una attività fisica controllata non traumatica (considerando i rischi cardiovascolari delle persone affette da sindrome metabolica).
  • Riabilitare i soggetti ad una vita sociale migliore passando per l’attività fisica.
  • Ridare a queste persone maggior fiducia in loro stessi permettendogli di riappropriarsi di una propria identità psico-fisica.
  • Compito fondamentale di istruttore e medico, è quello di guidare l’allievo verso uno stile di vita migliore (buona attività fisica, regime alimentare corretto, meno stress nella vita quotidiana). Il lavoro che inizia in palestra deve essere in grado di migliorare le abitudini quotidiane.
  • Riportare in palestra dei soggetti atipici come gli ipertesi, gli obesi i diabetici. Per questo, l’approccio non invasivo da parte degli istruttori è fondamentale; il lavoro deve essere pianificato in maniera graduale iniziando con attività a basso impatto ed esercizi a carico naturale. Sono indicate camminate sul tappeto insieme ad esercizi di mobilità articolare e condizionamento motorio.
  • Quasi tutti i soggetti affetti da sindrome metabolica sono spesso in soprappeso. La perdita di peso è quindi il primo passo verso una condizione fisica migliore; dimagrire non è una questione estetica bensì di salute. L’obiettivo deve essere quello di mantenere la massa magra riducendo il tessuto adiposo.
  • I programmi più indicati sono spesso quelli misti aerobici-anaerobici. A stazioni aerobiche vengono alternate stazioni anaerobiche con l’utilizzo di carichi non eccessivi. Una frequenza settimanale di 3 sedute è l’ideale, con la possibilità di farne 2 in palestra ed 1 di gruppo di tipo olistico (Yoga, Pilates).

Programma tipo aerobico-anaerobico (durata media 75 min.)

schedaobesi

Programmazione: 2 sedute in palestra con 1 lezione di gruppo di ginnastica dolce ed una eventuale giornata da dedicare a lunghe passeggiate all’aperto

programmazioneobesi

Alla ricerca del benessere psico-corporeo

Mercoledì 21 e 28 dalle ore 18 ci sarà una interessante e nuova iniziativa al CENTRO SAN MARCO, presso la sede di Ponte di Brenta, incentrata sul benessere psico-corporeo.

Questi due incontri saranno tenuti da esperti psicologi e avranno lo scopo di farti “STARE BENE”, guidandoti in un percorso di conoscenza tra corpo e mente.

Gli tecniche i professionisti utilizzeranno sono:

  1. Respirazione diaframmatica
  2. Immaginazione guidata
  3. Tocco emozionale
  4. Tecniche di riduzione dello stress

Per informazioni telefona allo 0498934802.

benesserepsicofisico

Esercizio in Gravidanza – Linee guida 2019

Pochi giorni fa sono state rilasciate le linee guida Canadesi per l’attività fisica in gravidanza 2019, pubblicate sulla prestigiosa rivista scientifica British Journal of Sport Medicine. Qui di seguito potete trovare un riassunto dei punti salienti dell’articolo, che sostiene l’importanza e efficacia dell’esercizio nella donna in gravidanza che non presenta controindicazioni.

RACCOMANDAZIONI

  1. Tutte le donne senza controidicazioni dovrebbero essere fisicamente attive durante il periodo di gravidanza.
  2. Esse dovrebbero accumulare almeno 150 minuti di attività fisica moderata alla settimana per ottenere significativi benefici per la salute e per la riduzione delle complicanze della gravidanza.
  3. L’attività fisica dovrebbe essere accumulata almeno 3 volte alla settimana, tuttavia è da incoraggiare essere fisicamente attivi ogni giorno.
  4. Le donne in gravidanza dovrebbero cimentarsi variando esercizio aerobico e con sovraccarichi per avere benefici maggiori. Aggiungere attività come lo Yoga e/o stretching dolce può portare ulteriori vantaggi.
  5. Allenamento dei muscoli del pavimento pelvico (come gli esercizi di Kegel) possono essere utilizzati ogni giorno per ridurre i rischi di incontinenza urinaria.
  6. Le donne che hanno avuto mal di testa, nausea o si sono sentite male durante esercizi da stesi in orizzontale sulla schiena, dovrebbero evitare gli esercizi in posizione supina.

CONTROINDICAZIONI ASSOLUTE (le donne con queste controindicazioni possono continuare con le loro attività di vita quotidiana ma dovrebbero astenersi da attività più intense)

  • Rottura di membrane

  • Parto prematuro

  • Persistente sanguinamento vaginale senza una spiegazione

  • Placenta praevia dopo 2 settimane di gestazione

  • Preeclampsia (nota anche come gestosi)

  • incompetenza cervicale

  • Restrizioni di crescita intrauterina

  • Gravidanze multiple
  • Diabete di tipo I non controllato
  • Ipertensione non controllata

  • Patologie tiroidee non controllate

  • Altre serie malattie cardiovascolari, respiratorie o sistemiche

CONTROINDICAZIONI RELATIVE (le donne con queste controindicazioni prima di procedere con l’attività fisica dovrebbero contattare il loro medico)

 

  • Ricorrenti aborti precentiPr

  • Ipertensione gestazionale

  • Una storia di nascita prematura spontanea

  • Lieve/moderate patologie cardiovascolari o respiratorie M

  • Anemia sintomatica

  • Malnutrizione

  • Disturbi alimentari

  • Altre rilevanti condizioni mediche

BIBLIOGRAFIA

Mottola M, Davenport M, Ruchat SM, Davies G, Potrait V et al. 2019 Canadian guideline for physical activity throughout pregnancy, British Journal of Sport Medicine, 2018

BALANCE IN AMPUTEE SUBJECTS PT. 3: INFLUENCE OF THE PROSTHETIC FEET TYPES

La settimana scorsa abbiamo analizzato come si possa allenare l’equilibrio in soggetti con amputazione unilaterale degli arti inferiori. Non si può tuttavia parlare di questi argomenti tralasciando l’influenza delle caratteristiche delle protesi sulla performance di equilibrio e non solo. È infatti stato dimostrato da una recente review che il tipo di piede prostetico può influenzare la stabilità mentre si è in piedi e durante la camminata (Kamali et al., 2013). Nello studio di Nederhand et al. (2012) veniva valutata in un gruppo di 14 soggetti amputati unilaterali la distribuzione del carico in statica e il Dynamic Balance control (DBC, riflessione diretta del momento generato dalla caviglia) e la distribuzione del carico in un compito che richiedeva il mantenimento dell’equilibrio in seguito a delle perturbazioni. Nei risultati viene riportato come esista un’asimmetria molto maggiore fra arto sano e arto residuo nel DBC rispetto che nella distribuzione del carico, e in maniera più interessante per la nostra disamina che esiste una correlazione statisticamente significativa fra DBC e rigidezza della protesi. In un altro studio, Segal et al. (2010) non hanno invece trovato differenze nella stabilità della camminata utilizzando un adattatore torsionale (strumento con l’obbiettivo di facilitare la rotazione sul piano trasverso). In un altro interessante articolo di Fey et al. (2011) indagava le differenze in una gait analysis in 3 differenti condizioni di rigidezza della protesi. È emerso che al decrescere della rigidezza aumentava il ROM, l’immagazzinamento e ritorno di energia elastica e si riscontrava una maggiore attivazione muscolare (del vasto mediale e gluteo medio nell’arto residuo e del basto mediale e retto femorale nell’arto sano)  che serviva a dare al corpo il supporto necessario.

Alla luce di questi risultati protesi maggiormente rigide sembrano favorire l’equilibrio statico, mentre protesi meno resistenti sembrano favorire la mobilità durante il movimento e il ritorno di energia elastica. Pertanto in genere protesi più rigide vengono utilizzate su soggetti maggiormente a rischio di caduta, mentre quelle più cedevoli in soggetti maggiormente attivi o sportivi. Tuttavia utilizzare protesi differenti durante l’allenamento può diventare uno strumento per il fisioterapista o l’esperto dell’attività motoria adattata per variare i livelli di difficoltà dell’esercizio, le attivazioni muscolare e allenare il paziente in diverse condizioni in modo di massimizzare l’apprendimento.

Il Centro San Marco vanta laureati in Scienze dell’Attività Motoria Preventiva e Adattata (STAMPA), la figura specialista del recupero motorio post-riabilitativo nella disabilità! Non esitate a contattarci!

BIBLIOGRAFIA

Fey N, Klute G, Neptune R (2011) The influence of energy storage and return foot stiffness on walking mechanics and muscle activity in below-knee amputees. Clinical Biomechanics 26: 1025–1032

Kamali M, Karimi MT, Eshraghi A, Omar H (2013) Influential factors in stability of lower-limb amputees. Am J Phys Med Rehabil 2013;92:1110

Nederhand MJ, Van Asseldonk EH, van der Kooij H (2012) Dynamic balance control (DBC) in lower leg amputee subjects: contribution of the regulatory activity of the prosthesis side. Clin Biomech 27:40

Segal AD, Orendurff MS, Czerniecki JM (2010) Local dynamic stability of amputees wearing a torsion adapter compared to a rigid adapter during straight-line and turning gait. J Biomech 43:2798-803

 

BALANCE IN AMPUTEE SUBJECTS PT. 2: WHAT KIND OF BALANCE TRAINING IS THE BEST?

Il post della scorsa settimana era improntato nel diffondere l’importanza di interventi motori volti al miglioramento dell’equilibrio, in quanto questi possono ridurre l’incidenza di cadute, aumentare l’autosufficienza del soggetto e ridurre i costi sanitari dovuti alle cadute. In questo post verrà invece discusso quali possono essere le tipologie di intervento che posso risultare maggiormente efficaci.

Elaborando gli stimoli dalla letteratura un allenamento di equilibrio in soggetti amputati dovrebbe focalizzarsi su diversi elementi:

  • Focus sull’arto sano: in quanto la compensazione attraverso l’arto intatto risulta essere il più importante fattore per mantenere l’equilibrio dopo l’amputazione. Inoltre esso è importante anche per ripristinare la propriocezione dello stesso arto sano che può essere danneggiata in soggetti con diabete o patologie vascolari.
  • Focus sull’arto residuale: nonostante sia molto difficile mantenere l’equilibro con l’arto con la protesi per più di 2s, bisognerebbe comunque dare degli stimoli per imparare ad utilizzare la rigidezza della protesi per creare momenti di stabilizzazione e per migliorare le abilità motorie relative al controllo del piede prostetico.
  • Focus sul controllo del tronco: sia la core stability che l’utilizzo neuromuscolare del tronco andrebbero sviluppate in quanto risultano essere ulteriori meccanismi di controllo prossimali che possono aiutare nella compensazione dell’instabilità distale del soggetto amputato

In maniera interessante, a conoscenza dell’autore di questo post, nessuno studio ha ancora indagato l’effetto di un intervento motorio sull’equilibrio in ambiente acquatico in soggetti con un amputazione unilaterale agli arti inferiori. L’ambiente acquatico infatti permette di allenare l’equilibrio in sicurezza, riducendo il rischio di cadute e la paura di cadere, e può essere considerato inoltre una sorta di allenamento propriocettivo globale, grazie alla resistenza dell’acqua in ogni direzione. Interventi di questo tipo volti al miglioramento dell’equilibrio sono già stati condotti con successo per esempio in pazienti con patologie neurologiche (Buzzelli et al., 2015) e con Parkinson (Volpe et al., 2014).

Sfortunatamente nessuno studio ha ancora indagato la relazione dose-risposta dell’allenamento di equilibrio in soggetti con amputazione, pertanto le uniche indicazioni sulle quali possiamo riflettere sono quelle proposte da Lesinski et al. (2015), che ha condotto questa analisi su soggetti sani fra i 16 e i 40 anni. In questa meta-analisi è emerso che i miglioramenti di equilibrio sono ottimizzati con interventi che durano 11-12 settimane, con una frequenza settimanale di 3 o 6 sedute, con una durata di 11-15 minuti per sessione di allenamento, con 4 tipi di esercizi di due serie ciascuno e di una durata di 21-40s del singolo esercizio. Tuttavia questi dati proposti vanno intesi solo come spunto di riflessione per il nostro allenamento perché, oltre ad alcune limitazioni dello studio in questione, i soggetti amputati sono generalmente decondizionati e le loro risposte fisiologiche sono differenti rispetto a quelle dei soggetti sani.

Il Centro San Marco vanta laureati in Scienze dell’Attività Motoria Preventiva e Adattata (STAMPA), la figura specialista del recupero motorio post-riabilitativo nella disabilità! Non esitate a contattarci!

BIBLIOGRAFIA

Buzzelli AR, Bonnyman AM, Verrier MC (2015)The effects of aquatic therapy on mobility of individuals with neurological diseases: a systematic review. Clin Rehabil 29(8):741-51

Lesinski M, Hortoba T, Muehlbauer T, Gollhofer A, Granacher U (2015) Dose-Response Relationships of Balance Training in Healthy Young Adults: A Systematic Review and Meta-Analysis. Sports Med 45:557–576

Volpe D, Giantin MG, Maestri R, Frazzitta G (2014) Comparing the effects of hydrotherapyand land-based therapy on balance in patients with Parkinson’s disease: a randomized controlled pilot study. Clin Rehabil 28(12):1210-7

 

BALANCE IN AMPUTEES SUBJECTS PT.1: BACKGROUND

Il numero di persone costrette a vivere con un’amputazione di un arto è previsto essere in drammatico aumento nei prossimi 40 anni (Ziegler-Graham et al., 2008). Molte delle differenze nella camminata fra soggetti non amputati e amputati possono essere attribuite all’assenza dei muscoli flessori plantari della caviglia, che forniscono supporto e favoriscono la propulsione in avanti nella camminata e nell’inizio della fase di volo (Neptune et al., 2001). Una amputazione all’arto inferiore danneggia il controllo somato-sensoriale attraverso la rimozione fisica dei recettori fisiologici. Questo porta a una diminuzione o assenza di propriocezione nell’arto residuale che complica o previene l’acquisizione di nuovi meccanismi di feedback. Persone con amputazione unilaterale dovuta a diabete o patologie vascolari spesso possono riscontrare una perdita di propriocezione anche nell’arto intatto, complicando ulteriormente il controllo della postura statica (Hansen et al, 2014). Esistono comunque delle differenze a seconda del tipo di amputazione: soggetti amputati transfemorali presentano maggiori oscillazioni posturali rispetto ai soggetti amputati transtibiali (Ku et al., 2014). Le cadute sono molto comuni in persone con un amputazione agli arti inferiori (Miller et al., 2008) e pertanto uno dei maggiori obiettivi sia durante la riabilitazione (primo periodo di competenza esclusiva del fisioterapista) sia durante interventi successivi il cui obiettivo sia migliorare l’autosufficienza dei soggetti (dove la figura specialista è il laureato magistrale in STAMPA), è quello di  ristabilire il controllo dell’equilibrio. Diversi studi longitudinali hanno dimostrato che in genere la distribuzione del carico è ripristinata nelle prime 8 settimane da quando si riceve la protesi (Geurts et al., 1991), tuttavia si possono notare ulteriori miglioramenti funzionali successivi a questo periodo (e questo suggerisce come la distribuzione del carico non rifletta completamente il recupero dell’equilibrio!).

Il Centro San Marco vanta laureati in Scienze dell’Attività Motoria Preventiva e Adattata (STAMPA), la figura specialista del recupero motorio post-riabilitativo nella disabilità! Non esitate a contattarci!

BIBLIOGRAFIA

Geurts, A.C., Mulder, T.W., Nienhuis, B., Rijken, R.A., 1991. Dual-task assessment of reorganization of postural control in persons with lower limb amputation. Arch. Phys. Med. Rehabil. 72 (13), 1059–1064.

Hansen A., Nickel E., Medvec J, Brielmaier G., PIke A, Webner M, 2014. Effects of a flat prosthetic foot rocker section on balance and mobility. JRRD

Ku P, Osman NA, Wan Abas W (2014) Balance control in lower extremity amputees during quiet standing: A systematic review. Gait&Posture 39, 672-682

Miller WC, Deathe AB, Speechley M, Koval J. The influ- ence of falling, fear of falling, and balance confidence on prosthetic mobility and social activity among individuals with a lower extremity amputation. Arch Phys Med Rehabil. 2001;82(9):1238–44

Neptune, R.R., Zajac, F.E. and Kautz, S.A., 2004. Muscle force redistributes segmental power for body progression during walking. Gait Posture 19 (2), 194–205.

Ziegler-Graham, K., MacKenzie, E.J., Ephraim, P.L., Travison, T.G. and Brookmeyer, R., 2008. Estimating the prevalence of limb loss in the united states: 2005 to 2050. Arch. Phys. Med. Rehabil. 89 (3), 422–429

STORIA ED EVOLUZIONE DEL SEBT

Lo star excursion balance test (SEBT) è un noto test da campo, utilizzato da allenatori e preparatori per valutare propriocezione, equilibrio dinamico e flessibilità dei propri atleti, oltre a essere uno strumento di screening del controllo posturale dinamico dovuto a infortuni muscolo scheletrici (instabilità cronica alla caviglia ecc.). Segue un piccolo approfondimento riguardante la sua storia ed evoluzione.
Il primo studio che parla del SEBT è del 1998 e veniva proposto su 4 direzioni (antero mediale, antero laterale, postero mediale, postero laterale) (1). Quello che ha preso poi quota nell’uso comune è di uno studio successivo fatto sulle 8 direzioni che noi conosciamo, e per tarare il test sono stati fatti 12 tentativi per direzione su due giorni (2). Per l’uso comune di somministrazione del test i vari studi hanno progressivamente calato il numero di tentativi per direzione fino a stabilizzarlo a 4 (3 e 4). Studi successivi hanno poi notato come la distanza raggiunta in una direzione fosse altamente correlata con la misura nelle altre 7 direzioni, ottenendo quindi una grande ridondanza di dati (5). Da qui nasce una evoluzione del test con la raccomandazione di proporlo solo in 3 direzioni (anteriore, posteromediale e posterolaterale), riducendo così il tempo di somministrazione del test (6). Sfruttando questa riduzione, Plinsky e at (7) proposero una versione commercializzata del SEBT a 3 direzioni, chiamandolo Y Balance test (YBT), che consiste in uno strumento con una piattaforma di appoggio con 3 tubi con riferimenti metrici. Uno studio del 2012 ha mostrato come nelle direzioni posteriore mediale e posteriore laterale non ci siano differenze col SEBT, mentre sembra siano raggiunte distanze maggiori nel SEBT che nel YBT nella direzione anteriore (8). Il SEBT sembra essere quindi un test veloce e facile da somministrare, che è stato largamente usato in ambito clinico e sportivo per differenziare condizioni patologiche, per valutare l’efficacia di protocolli di esercizio in soggetti sani e infortunati e per prevedere il rischio di infortuni agli arti inferiori. Per ulteriori approfondimenti consigliamo la review di Gribble et al. (2013).

 

BIBLIOGRAFIA

1) Kinzey SJ, Armstrong CW. The reliability of the Star-Excursion test in assessing dynamic balance.
J Orthop Sports Phys Ther, 1998
2) Gray GW, Lower Extremity Functional Profile. Adrian, MI: Wynn Marketing, Inc; 1995
3) Munro AG, Herrington LC. Between-session reliability of the star excursion balance test. Phys Ther Sport. 2010
4) Robinson RH, Gribble PA. Support for a reduction in the number of trials needed for the Star Excursion Balance Test. Arch Phys Med Rehabil. 2008
5) Hertel J, Braham RA, Hale SA, Olmsted-Kramer LC. Simplifying the star excursion balance test: analyses of subjects with and without chronic ankle instability. J Orthop Sports Phys Ther. 2006;
6) Hertel J. Sensorimotor deficits with ankle sprains and chronic ankle instability. Clin Sports Med. 2008
7) Plisky PJ, Gorman PP, Butler RJ, Kiesel KB, Underwood FB, Elkins B. The reliability of an instrumented device for measuring component of the star excursion balance test. N Am J Sports Phys Ther 2009
8) Garrett F, Fullam K, A Comparison Between Performance on Selected Directions of the Star Excursion Balance Test and the Y Balance Test, J Athl Train. 2012

9) Gribble PA, Hertel J, Plisky P. Using the star excursion balance test to assess dynamic postural-control deficits and outcomes in lower extremity injury: A literature and systematic review. J Athl Train. 2012;47(3):339-357

 

IX Congresso Nazionale DMSA

29-30 Settembre 2018
Parco termale Villa dei Cedri – Colà di Lazise – Verona

Quale futuro per il Chinesiologo del terzo millennio?

Fitness, Medical Fitness, Physio, Functional Training, Chinesiologia, Aquawellness, Indoor Cycling

Sabato 29 Settembre

  • 09.00: Ricordo di Walter Bragagnolo
    Paolo Romagnoli – Chinesiologo – Verona
  • 09.20: Benvenuto del Presidente DMSA
    Luca Barbin – Chinesiologo – Genova

1^ SESSIONE: DOVE STIAMO ANDANDO?

  • 09.40: Quale futuro per il mondo del Fitness?
    Alda Boccini – Chinesiologo – Genova
  • 10.00: Cosa intendiamo con il termine Medical Fitness?
    Michele Felisatti – Chinesiologo – Ferrara
  • 10.20: La Fisioterapia verso il terzo millennio
    Daniele Moro – Fisioterapista – Verona
  • 10.40: Pregi e difetti del functional training
    Michela Folli – Chinesiologo – Venezia
  • 11.00: Le sindromi miofasciali tra chinesiologia, osteopatia e fisioterapia
    Giorgio Pasetto – Chinesiologo, Fisioterapista, Osteopata – Verona
  • 11.20: Coffee break
  • 11.40: Il webmarketing nel mondo del fitness
    Mauro Brignoni – Esperto di marketing – Venezia
  • 12.00: L’aquawellness nelle patologie degenerative
    Marika Fantini – Chinesiologo – Verona
  • 12.20: L’attività fisica adattata nel cancro
    Andrea Brunelli – Chinesiologo – Verona
  • 12.40: La prevenzione degli infortuni nel calcio professionistico
    Paolo Terziotti – PhD in Physiology, MSc in Sports Science, BSc in Sport & Exercise – Varsavia
  • 13.00: Discussione – moderatore Dott. Giorgio Pasetto e/o Dott. Andrea Brunelli
  • 13.30: Pranzo libero

2^ SESSIONE: WORKSHOPS

  • 14.30: Il corner del dimagrimento – BaldanMed – Fabio Marchesi
  • 15.30: La tecarterapia di ultima generazione nella gestione di una lesione muscolare
  • 16.30: Le vibrazioni nello sport, nella postura e nella rieducazione funzionale – Vibra 3.0 – Maurizio Poli
  • 17.30: Blu insole, un passo oltre la riabilitazione, un salto nel futuro – FGP- Andrea Raggi
  • 18.00: Advanced Kinetic User Interaction System – Akuis
  • 19.00: Ecografia interventistica muscoloscheletrica: up to date – EMAC – Elena Massone
  • 20.30 : Cena a Buffet con musica by Radio Liberal – Ristorante “Moscardo” – Villa dei Cedri

Domenica 30 Settembre

  • 09.00: Ripresa del Congresso

3^ SESSIONE: MISCELLANEA

  • 09.30: Novità ortopediche nel trattamento delle patologie sportive
    Michele Malavolta – Ortopedico – Verona
  • 10.00: Le onde d’urto radiali e focali nel trattamento dello sportivo – workshop Storz – Andrea Picozzi
  • 11.00: Indoor Cycling: l’evoluzione qualificata dell’allenamento su bici stazionarie
    Alfredo Venturi – Bologna
  • 11.20: Metabolismo ed esercizio fisico
    Eugenio Cavallo – Endocrinologo – Verona
  • 11.40: Preparati a vivere fino a 100 anni – antiaging e stili di vita
    Ottavio Bosello – Geriatra – Verona
  • 12.10: Lo stato dell’arte nel trattamento della scoliosi
    Diego Sarto – Chinesiologo e docente universitario – Padova
    Fabio Sarto – Chinesiologo – Padova
  • 12.30: Il trattamento della scoliosi con il Twin Back Method
    Martina Alberti – Chinesiologo – Verona
  • 12.50: Il trattamento della scoliosi con il metodo Rovatti
    Marco Rovatti – Chinesiologo e Fisioterapista – Milano
  • 13.10: La biomeccanica e l’importanza della postura in bicicletta
    Omar Gatti – Biomeccanico – Milano
  • 13.30: Discussione
  • 14.00: Fine dei Lavori e consegna degli attestati di partecipazione

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