Incontro sulla Grafologia e Training Autogeno

Grazie al TRAINING AUTOGENO (tecnica di rilassamento usata nel controllo dello stress e nella gestione delle emozioni) e alla SCRITTURA (atto cosciente e volontario che comunica un pensiero, un’informazione) a ogni incontro settimanale si andrà a facilitare e creare uno stato di distensione e di armonia psicofisica.
Il linguaggio è lo strumento attraverso cui si produce il cambiamento psicologico, ma nello stesso tempo ciò che fornisce le tracce di tale trasformazione; infatti grazie all’analisi degli scritti grafici che verranno prodotti durante il corso ognuno potrà valutare il proprio cambiamento.

Il corso si svolgerà presso i nostri centri, per un totale di 8 incontri, il Martedì dalle h. 10:00 alle 11:30 o il Venerdì dalle 18:00 alle 19:30.
Da gennaio verrà inserito anche un corso serale il mercoledì dalle h. 20:30 alle 22:00.

La presentazione e la prima lezione si terranno Martedì 22 ottobre o Venerdì 25 ottobre, con obbligo di prenotazione.

Tutti i dettagli sull’incontro li troverai qui sotto:

https://www.facebook.com/events/2679525532093618/?event_time_id=2679525538760284

In alternativa contattaci via mail a palsanmarco@gmail.com

OSTEOPOROSI

L’osteoporosi è una condizione caratterizzata dalla riduzione della resistenza ossea, con conseguente aumento del rischio di fratture, cioè di rottura delle ossa. Si stima che in Italia ne siano colpiti quasi 5 milioni di persone, in gran parte donne. Anche a livello mondiale i dati sono drammatici, si stima infatti che si verifichi una frattura di femore, polso o vertebra ogni 3 secondi.Uno sviluppo osseo non ottimale nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza può impedire il raggiungimento del picco di massa ossea ideale. Di fatto il picco di massa ossea raggiunto durante lo sviluppo è un fattore importante nel determinare il rischio di osteoporosi nel corso degli anni successivi.I soggetti che affrontano l’invecchiamento con maggiori riserve ossee (picchi di massa ossea più alti) hanno meno probabilità di andare incontro all’osteoporosi quando inizia il processo di perdita ossea per via dell’età, della menopausa o di altri fattori.Un programma di trattamento completo dell’osteoporosi prevede e include

  • attenzione alla dieta,
  • pratica regolare di attività fisica
  • gestione degli aspetti di sicurezza per prevenire cadute che potrebbero generare fratture.

In aggiunta, possono anche essere prescritti farmaci per

  • rallentare o interrompere la perdita di materiale osseo,
  • aumentarne la densità
  • e ridurre il rischio di fratture.

Attività fisica

L’esercizio è parte essenziale di un programma di trattamento dell’osteoporosi. L’attività fisica è necessaria per costruire e mantenere le ossa per tutta l’età adulta; l’allettamento prolungato determina imponenti perdite di minerale.

Ci sono dati a sostegno del fatto che le attività fisiche più adeguate per le ossa comprendono gli esercizi di resistenza o di forza. L’esercizio aiuta a mantenere o addirittura ad aumentare un po’ la densità ossea da adulti e, associato a introiti adeguati di calcio e vitamina D, aiuta a contenere le perdite ossee legate all’invecchiamento.

Nei soggetti con osteoporosi, vari tipi di esercizio hanno anche altri importanti benefici. Possono ridurre il rischio di cadere aumentando massa e forza muscolare e migliorando coordinazione ed equilibrio. Negli anziani, l’attività fisica aumenta anche le capacità funzionali e ritarda le perdite di autonomia.

Benché l’esercizio sia utile in chi è affetto da osteoporosi, le ossa non dovranno mai essere sottoposte a sforzi improvvisi o eccessivi. In caso di osteoporosi, bisognerà evitare esercizi con possibili impatti.

IL FITNESS METABOLICO

A cura di Rocco di Simone

Al giorno d’oggi, lo sport non può essere considerato solo il mezzo per curare il proprio aspetto fisico. La cura del proprio corpo è sì importante ma non può essere fine a se stessa. Al contrario, deve rappresentare uno strumento per trovare una sorta di equilibrio psico-fisico, guadagnare fiducia in se stessi e addirittura curare in modo naturale molti dei disturbi figli della vita moderna.
Ipertensione, diabete, sovrappeso, ipercolesterolemia sono sintomatologie diverse che spesso hanno origini comuni.   Il Fitness Metabolico è una possibile risposta a queste manifestazioni di disagio. Tramite un diverso approccio all’attività fisica, è infatti possibile lavorare per convivere con o addirittura debellare molte malattie, soprattutto quelle di origine metabolica.

Ogni individuo è unico ed insostituibile, non solo sotto il profilo umano ma anche dal punto di vista sportivo. È difficile trovare delle metodiche di allenamento standard, che abbiano quindi gli stessi risultati su qualsiasi soggetto campione. L’antropometria è l’insieme delle tecniche di misurazione che ha come obiettivo quello di identificare le differenze morfologiche che caratterizzano l’individuo e di classificarle in base a dei canoni ben precisi. Nonostante ci siano molte rappresentazioni in questo campo, la più semplice e allo stesso tempo accurata è sicuramente quella di Sheldon e Martiny. In base agli studi condotti sull’essere umano, questi due studiosi americani sono stati in grado di classificare i vari soggetti in tre grandi categorie:

  • Ectomorfo
  • Endomorfo
  • Mesomorfo

Il soggetto ectomorfo strutturalmente è un longilineo magro. È caratterizzato da arti lunghi, tronco corto, spalle e torace stretti. Ha una struttura muscolo-scheletrica non molto sviluppata ed un metabolismo molto veloce che a volte si trasforma in catabolismo; tende a bruciare tutte le energie prodotte dall’assimilazione degli alimenti in maniera velocissima.
I soggetti endomorfi sono invece dotati di una struttura massiccia e brevilinea che gli conferisce un ottima forza fisica, tutto l’opposto dell’ectomorfo. Gli arti sono brevi e muscolosi e le anche sono ampie rispetto alle spalle con una prevalenza di tessuto adiposo sul giro vita (brevitipo). Come si può facilmente immaginare, hanno una forte predisposizione ad ingrassare a causa del metabolismo lento.
Il mesomorfo può essere definito come una miscela positiva delle caratteristiche dei primi due biotipi, in sintesi si tratta di un soggetto atletico con una struttura fisica molto armonica (longitipo). Il metabolismo ottimale gli consente di mangiare di tutto in buone quantità senza l’assillo di ingrassare.
Ogni individuo rientra in una di queste categorie anche se spesso è più logico parlare di mescolanza dei diversi tipi con una caratteristica più spiccata rispetto alle altre. Nella maggior parte dei casi, i soggetti sofferenti di una delle patologie metaboliche hanno parecchi tratti vicini al tipo endomorfo. Le donne hanno un tipo di obesità a pera – con la parte superiore del corpo poco sviluppata e tessuto adiposo più concentrato su fianchi e cosce. Gli uomini invece hanno una quantità di grasso corporeo equamente distribuita su tutto il corpo con una maggiore concentrazione sul giro vita –grasso intra-viscerale- . Queste caratteristiche risultano più preoccupanti sotto il punto di vista cardio-circolatorio. L’obesità in questo caso è a mela.

pera-mela

In questi casi, un parametro di misurazione importante è la circonferenza della vita. Per le donne non bisognerebbe mai superare gli 80 cm mentre per gli uomini il consiglio è di rimanere al di sotto dei 94 cm.

Altri fattori importanti per quanto concerne i disturbi di origine metabolica sono:

  • Livello dei trigliceridi, se il test supera i 150 mg/dl aumenta il rischio cardiovascolare
  • Livello della glicemia, valori di sicurezza al di sotto di 110
  • Livello del colesterolo buono HDL, che protegge le arterie; di solito nei soggetti a rischio questo valore è molto basso

Il metabolismo e l’insieme delle reazioni chimiche che avvengono negli organismi viventi e permettono loro l’accrescimento e il mantenimento in vita; è costituito da due fasi:

  • Anabolismo “insieme delle reazioni di sintesi”
  • Catabolismo “insieme delle reazioni di distruzione

I due processi devono convivere in maniera bilanciata al fine di garantire il perfetto espletamento di tutte le reazioni chimiche all’interno del corpo.
I disturbi di origine metabolica hanno tutti come causa principale il cattivo funzionamento dei processi endogeni che regolano il metabolismo. I principali organi deputati all’espletamento di questi meccanismi sono, ad esempio, il fegato destinato alla sintesi e all’accumulo del glucosio, il pancreas adibito alla produzione di insulina e glucagone, la tiroide. Se uno di questi organi funziona male ecco che iniziano a scatenarsi una serie di disturbi che in principio sono lievi ma se non curati correttamente possono addirittura influenzare pesantemente la vita di un individuo. Le cause, oltre che in una predisposizione genetica sono da ricercarsi in uno stile di vita sbagliato. Fumo, alcol, eccesso di cibo, scarsa o nulla attività fisica sono tutti sintomi di una vita disordinata. In questi casi, una corretta terapia farmacologia può essere affiancata o addirittura sostituita da una buona attività fisica. Fare sport, mangiare sano, riposare a dovere ed affrontare la vita in maniera più calma è sicuramente una delle migliori cure possibili.

Alcuni consigli in breve:

  • Vita sana
  • Seguire un regime alimentare corretto (mangiando molta frutta e verdura)
  • Fare sport
  • Evitare tutte le situazioni altamente stressanti
  • Adottare uno stile di vita più dinamico facendo più movimento (es. preferire le scale all’ascensore, lasciare l’auto a casa per spostarsi a piedi o in bici.)

In questo contesto, il Fitness Metabolico occupa un posto fondamentale. Il diabete ad esempio è una delle patologie, che sempre più spesso colpisce entrambi i sessi. È legato soprattutto all’iperalimentazione e alla sedentarietà. È possibile distinguere un diabete di tipo I ed uno di tipo II. Nel primo caso, il pancreas non riesce a produrre la giusta quantità di insulina per la regolazione della glicemia mentre nel diabete di tipo II, la regolazione dell’insulina è giusta, il problema è legato alla resistenza delle cellule rispetto all’insulina stessa. Una regolare attività fisica è in grado di arginare i rischi legati al diabete e prevenire anche le possibili patologie cardiache a cui esso può portare. È naturale, che l’attività fisica di un diabetico piuttosto che di un iperteso, non potrà essere la stessa di una persona che non soffre di nessun disturbo di origine metabolica. Quello che maggiormente dovrà essere tenuto sotto controllo in questi casi è la frequenza cardiaca di lavoro. L’uso del cardio-frequenzimetro durante le attività aerobiche a basso impatto è in grado di assolvere a questo compito fondamentale. Il consiglio è di procedere con cautela, soprattutto se il soggetto rientra in palestra dopo un periodo di lunga inattività. Il ritmo cardiaco consigliato è compreso tra il 50-60% della FC Max. Solo la continua collaborazione tra istruttori – adeguatamente preparati in materia – e medici sarà in grado di stabilire un corretto protocollo di lavoro. Insieme ad una moderata attività cardio, potrà essere svolto un controllato lavoro con i sovraccarichi, utile per tonificare e ridurre il tessuto adiposo soprattutto sul giro vita. A completamento ottimale del lavoro, si potranno svolgere anche corsi di ginnastica dolce tipo Yoga o Pilates in grado di allenare insieme corpo e mente e donare a fine seduta una buona sensazione di benessere generale; il tutto allo scopo di allentare i livelli di stress a cui la vita moderna sottopone.
Nelle sindromi metaboliche più che in ogni altro caso, è doveroso ricordare che l’intervento dell’istruttore non può sostituirsi alla competenza del medico. In questi casi, le direttive cliniche debbono essere tracciate dal medico, cura dell’istruttore sarà quello di applicarle al meglio.

I principali intenti legati al Fitness Metabolico sono:

  • Svolgere una attività fisica controllata non traumatica (considerando i rischi cardiovascolari delle persone affette da sindrome metabolica).
  • Riabilitare i soggetti ad una vita sociale migliore passando per l’attività fisica.
  • Ridare a queste persone maggior fiducia in loro stessi permettendogli di riappropriarsi di una propria identità psico-fisica.
  • Compito fondamentale di istruttore e medico, è quello di guidare l’allievo verso uno stile di vita migliore (buona attività fisica, regime alimentare corretto, meno stress nella vita quotidiana). Il lavoro che inizia in palestra deve essere in grado di migliorare le abitudini quotidiane.
  • Riportare in palestra dei soggetti atipici come gli ipertesi, gli obesi i diabetici. Per questo, l’approccio non invasivo da parte degli istruttori è fondamentale; il lavoro deve essere pianificato in maniera graduale iniziando con attività a basso impatto ed esercizi a carico naturale. Sono indicate camminate sul tappeto insieme ad esercizi di mobilità articolare e condizionamento motorio.
  • Quasi tutti i soggetti affetti da sindrome metabolica sono spesso in soprappeso. La perdita di peso è quindi il primo passo verso una condizione fisica migliore; dimagrire non è una questione estetica bensì di salute. L’obiettivo deve essere quello di mantenere la massa magra riducendo il tessuto adiposo.
  • I programmi più indicati sono spesso quelli misti aerobici-anaerobici. A stazioni aerobiche vengono alternate stazioni anaerobiche con l’utilizzo di carichi non eccessivi. Una frequenza settimanale di 3 sedute è l’ideale, con la possibilità di farne 2 in palestra ed 1 di gruppo di tipo olistico (Yoga, Pilates).

Programma tipo aerobico-anaerobico (durata media 75 min.)

schedaobesi

Programmazione: 2 sedute in palestra con 1 lezione di gruppo di ginnastica dolce ed una eventuale giornata da dedicare a lunghe passeggiate all’aperto

programmazioneobesi

Alla ricerca del benessere psico-corporeo

Mercoledì 21 e 28 dalle ore 18 ci sarà una interessante e nuova iniziativa al CENTRO SAN MARCO, presso la sede di Ponte di Brenta, incentrata sul benessere psico-corporeo.

Questi due incontri saranno tenuti da esperti psicologi e avranno lo scopo di farti “STARE BENE”, guidandoti in un percorso di conoscenza tra corpo e mente.

Gli tecniche i professionisti utilizzeranno sono:

  1. Respirazione diaframmatica
  2. Immaginazione guidata
  3. Tocco emozionale
  4. Tecniche di riduzione dello stress

Per informazioni telefona allo 0498934802.

benesserepsicofisico

IX Congresso Nazionale DMSA

29-30 Settembre 2018
Parco termale Villa dei Cedri – Colà di Lazise – Verona

Quale futuro per il Chinesiologo del terzo millennio?

Fitness, Medical Fitness, Physio, Functional Training, Chinesiologia, Aquawellness, Indoor Cycling

Sabato 29 Settembre

  • 09.00: Ricordo di Walter Bragagnolo
    Paolo Romagnoli – Chinesiologo – Verona
  • 09.20: Benvenuto del Presidente DMSA
    Luca Barbin – Chinesiologo – Genova

1^ SESSIONE: DOVE STIAMO ANDANDO?

  • 09.40: Quale futuro per il mondo del Fitness?
    Alda Boccini – Chinesiologo – Genova
  • 10.00: Cosa intendiamo con il termine Medical Fitness?
    Michele Felisatti – Chinesiologo – Ferrara
  • 10.20: La Fisioterapia verso il terzo millennio
    Daniele Moro – Fisioterapista – Verona
  • 10.40: Pregi e difetti del functional training
    Michela Folli – Chinesiologo – Venezia
  • 11.00: Le sindromi miofasciali tra chinesiologia, osteopatia e fisioterapia
    Giorgio Pasetto – Chinesiologo, Fisioterapista, Osteopata – Verona
  • 11.20: Coffee break
  • 11.40: Il webmarketing nel mondo del fitness
    Mauro Brignoni – Esperto di marketing – Venezia
  • 12.00: L’aquawellness nelle patologie degenerative
    Marika Fantini – Chinesiologo – Verona
  • 12.20: L’attività fisica adattata nel cancro
    Andrea Brunelli – Chinesiologo – Verona
  • 12.40: La prevenzione degli infortuni nel calcio professionistico
    Paolo Terziotti – PhD in Physiology, MSc in Sports Science, BSc in Sport & Exercise – Varsavia
  • 13.00: Discussione – moderatore Dott. Giorgio Pasetto e/o Dott. Andrea Brunelli
  • 13.30: Pranzo libero

2^ SESSIONE: WORKSHOPS

  • 14.30: Il corner del dimagrimento – BaldanMed – Fabio Marchesi
  • 15.30: La tecarterapia di ultima generazione nella gestione di una lesione muscolare
  • 16.30: Le vibrazioni nello sport, nella postura e nella rieducazione funzionale – Vibra 3.0 – Maurizio Poli
  • 17.30: Blu insole, un passo oltre la riabilitazione, un salto nel futuro – FGP- Andrea Raggi
  • 18.00: Advanced Kinetic User Interaction System – Akuis
  • 19.00: Ecografia interventistica muscoloscheletrica: up to date – EMAC – Elena Massone
  • 20.30 : Cena a Buffet con musica by Radio Liberal – Ristorante “Moscardo” – Villa dei Cedri

Domenica 30 Settembre

  • 09.00: Ripresa del Congresso

3^ SESSIONE: MISCELLANEA

  • 09.30: Novità ortopediche nel trattamento delle patologie sportive
    Michele Malavolta – Ortopedico – Verona
  • 10.00: Le onde d’urto radiali e focali nel trattamento dello sportivo – workshop Storz – Andrea Picozzi
  • 11.00: Indoor Cycling: l’evoluzione qualificata dell’allenamento su bici stazionarie
    Alfredo Venturi – Bologna
  • 11.20: Metabolismo ed esercizio fisico
    Eugenio Cavallo – Endocrinologo – Verona
  • 11.40: Preparati a vivere fino a 100 anni – antiaging e stili di vita
    Ottavio Bosello – Geriatra – Verona
  • 12.10: Lo stato dell’arte nel trattamento della scoliosi
    Diego Sarto – Chinesiologo e docente universitario – Padova
    Fabio Sarto – Chinesiologo – Padova
  • 12.30: Il trattamento della scoliosi con il Twin Back Method
    Martina Alberti – Chinesiologo – Verona
  • 12.50: Il trattamento della scoliosi con il metodo Rovatti
    Marco Rovatti – Chinesiologo e Fisioterapista – Milano
  • 13.10: La biomeccanica e l’importanza della postura in bicicletta
    Omar Gatti – Biomeccanico – Milano
  • 13.30: Discussione
  • 14.00: Fine dei Lavori e consegna degli attestati di partecipazione

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LA LOMBALGIA

Il dolore alla schiena ha un’eziologia abbastanza complessa. In Europa, circa il 70% degli adulti ha almeno un episodio di dolore alla schiena all’anno. Mentre più il 50% ha ricadute multiple nel corso della vita.

La ricerca in letteratura ci indica che il medico che ascolta la storia di un paziente con il mal di schiena dovrebbe:

-chiederne la natura, l’insorgenza, il decorso, la localizzazione, l’irradiazione del dolore e la sua dipendenza dall’attività fisica e/o dallo stress emotivo.

-Nella diagnosi differenziale, i deficit neurologici e le “bandiere rosse” che suggeriscono condizioni pericolose come la frattura spinale, l’infezione batterica e i tumori, devono essere esclusi.

-Se non si può individuare alcuna causa specifica del dolore. Il trattamento del dolore alla schiena non specifico ci si concentra sul sollievo dal dolore e sul miglioramento funzionale.

Ogni medico deve inoltre pensare che l’educazione e la consulenza al paziente sono essenziali.

Per ottenere un sollievo e un miglioramento funzionale riteniamo maggiormente indicato l’esecuzione di esercizi mirati che ottimizzano la mobilità del rachide e incrementano la capacità propriocettiva del soggetto migliorando lo stato di salute.

Nella maggior parte dei casi la restrizione dell’attività motoria, incluso il riposo a letto, non ha alcun beneficio e prolunga soltanto i tempi di recupero.

IL DOLORE LOMBARE

Il dolore alla regione lombo-sacrale (low back pain) è definito come dolore nella parte posteriore del tronco, dal livello della costa più bassa fino alla piega glutea, con o senza irradiazione nelle gambe.

Il dolore po’ essere definiti acuto quando è insorto da poco tempo mentre cronico se perdura da più di 3/4 mesi a seconda della letteratura analizzata. Dolore cronico quindi non significa un dolore che resterà per sempre, ma semplicemente che dura da un po’.

Le cause di mal di schiena studiate sono centinaia e non è pertanto facile risalire alla causa del dolore. Le principali cause sono quella meccaniche, psicologiche, psicosociali, traumatiche. Inoltre, le categorie diagnostiche per il dolore alla lombosacrale sono spesso non riproducibili e generalmente non hanno implicazioni chiare per il trattamento. Pertanto, per la German National Disease Management Guideline for Low Back Pain, il dolore alla colonna lombo-sacrale è classificato pragmaticamente come non specifico o specifico.

Il dolore alla schiena è chiamato non specifico quando non esiste una chiara relazione causale tra i sintomi, i test di valutazione funzionale e le immagini radiografiche. In questi casi, i medici dovrebbero ordinare con cautela ulteriori test diagnostici e prescrivere in modo molto più consistente  trattamenti soprattutto chinesiologici.

Nel dolore specifico, dove quindideve essere dimostrato un rapporto chiaro tra il dolore e uno o più processi patologici, compresa la compressione delle strutture neurali, l’infiammazione articolare e/o l’instabilità di uno o più segmenti vertebrali spinali. In questi casi è invece opportuno che il medico favorisca ulteriori indagini diagnostiche.

Tra tutti i pazienti i cui mal di schiena hanno una causa specifica e clinicamente rilevante, al 4% è stata diagnosticata un’ernia del disco, al 3% una stenosi spinale e al 2% una spondilolistesi. Circa il 1-4% dei pazienti si è trovato ad avere una frattura del corpo vertebrale durante la loro indagine primaria; lo 0,7% ha avuto diagnosticato un tumore (primario o metastatico), lo 0,2% ha avuto diagnosticata una spondilite anchilosante e lo 0,01% ha avuto diagnosticata una spondilodiscite.

Nel complesso, solo il 15% di tutti i casi di dolore alla schiena ha mostrato risultati patologici. Ne consegue che circa l’80-90% dei casi di dolore alla schiena sono non specifici, ovvero non hanno un chiaro correlato pato-anatomico.

Il dolore alla schiena è quindi molto spesso causato da disturbi funzionali e posturali non patologici che vengono meglio rilevati dall’esame fisico come una disfunzione segmentale (ad esempio “blocchi”), una sindrome sacro-iliaca, iperlordosi, disfunzione muscolare (ad esempio, le sindromi, inadeguata stabilizzazione profonda o costante ipermobilità), ecc.

LE LINEE GUIDA NELLE ALGIE VERTEBRALI DEL DOTT NACHEMSON

Già negli anni ’90 il dott Alf L. Nachemson è stato un acceso sostenitore di ricerche rigorose in campo vertebrale. Anche nella Conferenza Magistrale al Congresso Isico di Milano, ha sottolineato che i clinici e i ricercatori devono continuare a verificare le teorie e i trattamenti con scrupolo, dando rilevanza agli studi randomizzati controllati di alta qualità. Ma, ancora più importante, devono assolutamente fare attenzione ai risultati di questi studi e in base a questi modificare i trattamenti vertebrali. Nachemson ha asserito che molti nella comunità medica sono stati lenti nell’abbracciare i risultati della ricerca scientifica rigorosa. Di conseguenza, molti pazienti con mal di schiena non ricevono le cure ottimali, continuando a sottoporsi a trattamenti non provati o addirittura controproducenti. “Le evidenze sul mal di schiena acuto (prime 4 settimane) offrono messaggi chiari”, ha affermato Nachemson:

    1. “Visita e informa i tuoi pazienti, raccomanda l’attività e sconsiglia il riposo a letto.
    2. Non prescrivere radiografie o RMN, a meno che ci sia un segnale di sospetta patologia seria.
    3. Offri farmaci per il dolore, o una terapia manuale se il paziente la preferisce.” ma si deve informare sul solo effetto sintomatico del trattamento.
    4. consiglia di iniziare un’attività motoria specifica ed il lavoro appena possibile.

Per problemi più fastidiosi di più lunga durata, il trattamento privilegiato deve essere quello che prevede esercizi progressivi con orientamento cognitivo comportamentale, o un trattamento multidisciplinare con lo stesso approccio. L’uso di esercizi mirati alla comprensione del funzionamento della colonna vertebrale e di mobilità o potenziamento, a seconda del tipo di problema, permette di avere ottimi risultati. Perché se è vero che il mal di schiena è estremamente diffuso nel genere umano, questo non vuol dire che, con una attenta analisi posturale e biomeccanica non si possano ottenere risultati entusiasmanti. I dati della ricerca dimostrano nel trattamento con chinesiterapia una alta riduzione dell’incidenza del dolore e una significativa riduzione del numero di episodi dolorosi.

Pilates

Il metodo Pilates è un sistema di allenamento sviluppato all’inizio del 1900 da Joseph Pilates.
Pilates chiamò il suo metodo “Contrology”, con riferimento al modo in cui il metodo incoraggia l’uso della mente per controllare i muscoli. È un programma di esercizi che si concentra sui muscoli posturali, cioè quei muscoli che aiutano a tenere il corpo bilanciato e sono essenziali a fornire supporto alla colonna vertebrale. Il metodo è indicato anche nel campo della rieducazione posturale. In particolare, gli esercizi di Pilates fanno acquisire consapevolezza del respiro e dell’allineamento della colonna vertebrale rinforzando i muscoli del piano profondo del tronco, molto importanti per aiutare ad alleviare e prevenire mal di schiena. Con questo metodo di allenamento non si rinforzano solo gli addominali ma si rinforzano anche le fasce muscolari più profonde vicino alla colonna e intorno alle pelvi. Il punto cardine del metodo è la tonificazione e il rinforzo del Power House, cioè tutti i muscoli connessi al tronco: l’addome, i glutei, gli adduttori e la zona lombare. Gli esercizi che si eseguono sul tappetino (Pilates Mat Work) devono essere fluidi e perfettamente eseguiti, devono inoltre essere abbinati ad una corretta respirazione.
Il metodo Pilates non ha marchio di registrazione per cui ogni insegnante di educazione motoria lo può adattare al proprio stile e alla propria personalità, ma si deve rifare ai principi basilari del Pilates che sono sei:

  1. la Concentrazione (Concentration), massima attenzione e concentrazione in ogni esercizio, la mente deve essere il supervisore per ogni singola parte del corpo
  2. il Controllo (Control), controllo su ogni parte del corpo, non si devono effettuare movimenti sconsiderati e trascurati
  3. il Baricentro (Centering o Powerhouse), sinonimo di Power House, visto come centro di forza e di controllo di tutto il corpo
  4. la Fluidità (Fluidity), questo principio è la sintesi di tutti i concetti precedenti
  5. la Precisione (Precision), ogni movimento deve avvicinarsi alla perfezione, un lavoro a circuito chiuso dove l’insegnante deve avere continui feedback dall’allievo
  6. la Respirazione (Breathing) sempre ben controllata e guidata dall’aiuto dell’insegnante come nella pratica dello Yoga (nello specifico nel Pilates si inspira nel cominciare l’esercizio e nel momento dello sforzo maggiore si espira, a differenza dello Yoga, si inspira con il naso e si espira sia con il naso che con la bocca e per ogni esercizio vi è un preciso ritmo)

CORSO DI FORMAZIONE 3° LIVELLO –WELL BACK SYSTEM

CORSI FORMAZIONE WELL BACK SYSTEM

Sabato 10 aprile nell’orario 9.00 – 17.30 si svolgerà il corso di 3 Livello “WELL BACK SYSTEM” il cui relatore sarà il responsabile scientifico del Centro San Marco, dr. Diego Sarto
I corsi si terranno presso l’Hotel RAMADA ENCORE sito in via Ferrarese,164 – 40128, Bologna (BO) – Tel.+39 051 4161311

INFORMAZINI MODALITA’ D’ISCRIZIONE
Tel 0573/82720 – Cell 329/9238055
Mail: sergio@wellbacksystem.com
Sito: www.wellbacksystem.com –> Formazione